Qualcosa che mi impegni di più il fisico

Qualcosa che mi impegni di più il fisico.

Recentemente, alla fine di una mia lezione di prova, due baldi giovani, per altro molto gentili, mi hanno scritto che non si sarebbero iscritti al corso perché cercavano qualcosa di più fisico.

Ricordo che avevo impostato la lezione senza la solita inevitabile ansia di fornire in un’ora e un quarto un compendio di cosa sia il Tai Chi Chuan, impresa del resto impossibile … come impossibile sarebbe  spiegare tutta la filosofia sul Bignami!

Avevo lavorato prevalentemente sul passo vuoto, sulla  consapevolezza dell’asse e sulla percezione dello spazio intorno a noi .. Una lezione calma, centrata, della quale ero particolarmente contenta per essere riuscita a comunicare l’ambito della ricerca all’interno della quale il Tai Chi Chuan si colloca: la ricerca di uno spazio, dentro e fuori di noi.

“Lezione interessante” ,  per loro non a sufficienza evidentemente.

Posto che da tempo ho metabolizzato il dato di fatto che nella vita non possiamo piacere a tutti, ho riflettuto a lungo su cosa significhi “fare qualcosa di più fisico”. Di come ancora molti sentano il “fisico” come qualcosa di separato, di “altro” rispetto al lavoro sull’attenzione, la concentrazione, la presenza.

Il Tai Chi passa per essere un modo di muovere il corpo adatto a chi è avanti nel tempo, e lo è a tutti gli effetti, ma certamente non è solo questo. Il Tai chi è una Via totale, ci vuole tutti: corpo, cuore e mente.

I cinesi per dire cuore  e per dire mente usano lo stesso ideogramma: da qui inizia la differenza fra due mondi , due filosofie che negli ultimi anni molto si sono compenetrate.

Esistono molti maestri in Italia e in Europa che hanno studiato ed elaborato quest’antichissima arte del movimento diventando veri esperti  e profondi conoscitori del Tai Chi e del Chi Kung.

L’essere umano è un sistema complesso: richiede dolcezza,tempo, metodo e pazienza.

Richiede una buona dose di ironia e distacco, richiede gioia, la giusta ira, il dolore necessario.

Lavorare sul corpo senza una continua ricerca di presenza, consapevolezza  e  attenzione al respiro, non ha per me alcun senso. E’ un  mero stordirsi accontentandosi di facili e sbrigativi sfoghi,  di risultati immediati che non conducono a nulla. Non portano certamente  in quello spazio dell’essere dove ognuno di noi  “è”, senza alcuna necessità di apparire … uno spazio dove si è soli ed eterni , dove si sta in pace.

 



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