Difesa personale

Mi ha fatto sempre sorridere questa definizione. Mi hanno sempre fatto sorridere anche i curiosi volantini che spesso fanno da sfondo alla definizione. Ragazze filiformi con occhioni sgranati e improbabili guantoni, immagini di calci super acrobatici, e soprattutto promesse di acquisizioni rapide ed efficaci. In dieci lezioni impari…
Mi chiedo: da cosa dobbiamo difenderci, noi donne e uomini, nella vita di ogni giorno, qui, adesso, in Italia nel 2013? Parlo di me, e sono una donna.
Mi devo difendere da continue intrusioni nel mio spazio vitale.
Comincio la mattina, al bar, dove per avere un caffè devo prendermi qualche gomitata o sorvolare lo spazio sul banco occupato per intero dalla gazzetta dello sport di qualche educato con i mocassini di pelle extralusso; poi la fila alla cassa dove minimo in due mi passano avanti; per terminare a sera quando rientro a casa, magari in biciletta, o a piedi, e devo fare lo slalon tra l’arroganza dei suv e l’ardore giovanile di ragazzi sempre troppo in fretta o sempre troppo distratti da telefonini o Ipod per accorgersi dell’intorno.
Ma per preservare il mio spazio vitale ci vuole attenzione, presenza, metodo e, se serve, ma solo se serve, giusta determinazione. La giusta determinazione ci mette molto, molto tempo prima di diventare un calcio o un pugno.

Mi devo difendere dallo scarso rispetto dell’ambiente da parte dei miei simili, che fa si che molti (giovani e meno giovani) imbrattino le aiuole o i parchi dove amo portare a spasso i miei cani (io raccolgo le loro deiezioni). Trovo per terra lattine vuote, pacchetti di sigarette , preservativi usati, che raccolgo con cura dopo essermi messa il sacchettino di plastica sulla mano perché sono le sette di mattina e alle otto qui sarà pieno di bambini….
Io ho imparato che l’essere umano è la natura, lo sento, lo vivo in me, non c’è scissione: se imbratti un prato, imbratti un pezzo di quello che sono, esattamente come se imbrattassi casa mia. Me lo ha insegnato il Tai chi chuan e la sua filosofia. Per dissuadere la fantomatica “gente”, che poi sono sempre io, a comportarsi da bestie è necessario l’esempio, spesso silenzioso e operativo. E anche in questo caso i calci e i pugni vengono molto molto molto dopo.
Mi devo difendere dalla mia reattività, dalla mia fragilità, dalla mia paura, dai miei limiti. Dai continui attacchi verbali che ricevo, da emozioni inaspettate che ancora mi travolgono e mi colgono impreparata, da spiacevoli equivoci sorti causa una natura ancora troppo irruente. E tutto questo, si sa, accade in famiglia innanzi tutto.
E anche qui i pugni, i calci, vengono molto molto molto dopo.
Mi devo difender da me stessa quindi, innanzi tutto.
E a me stessa può certo servire imparare a cadere, a proiettare, a calciare, a dare un pugno, ma prima, prima c’è molto, molto, molto che devo apprendere.
Calmare la mente, rilassare il corpo, abbandonarsi, lasciar fluire, essere flessibili, naturali, accogliere, sono principi alla base del Tai chi chuan, ma sono un elenco di parole.
Per farle diventare carne, ossa, sangue, ci vuole un tempo, molto, un metodo e una disciplina.
Un corso non serve, serve una vita.

Una Vita a occhi ben aperti e senza illusioni.



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